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Piazza Bra impazzita di gioia. Tuffi nella fontana, fumogeni gialloblu, trombe, bandiere al vento, clacson impazziti. Tutto secondo copione per la festa spontanea esplosa nel cuore della città dopo il triplice fischio finale della sfida dell'Arechi fra Salernitana e l'Hellas. Come da programma, il maxischermo montato sulla scalinata del municipio si è acceso alle 17. Una posizione che ha provocato critiche sia per le dimensioni del monitor, che ai più non è apparso così maxi, e soprattutto per il disturbo provocato dal sole. Si vedeva poco e male, ma questo non ha rovinato il clima da stadio creato dai "butei" della curva, che si sono comportati come fossero allo stadio. In mezzo a loro intere famiglie, bambini con la divisa d'ordinanza dell'Hellas, le ragazze gialloblù, bandieroni. "Siamo i tifosi dell'Hellas e abbiamo un sogno nel cuore", si sentiva cantare ieri in tutte le vie di Verona. E quando quel sogno si avvera la città si trasforma in un delirio. Caroselli di auto, clacson e cori fino a perdere la voce, bandiere che sventolavano per tutto il centro, persino un camion con la foto dell'allenatore Mandorlini e stracolmo di ragazzi in maglietta rigorosamente gialloblù arrivato fino in piazza Bra. Una piazza Bra che, così, erano anni che non si vedeva. Ci hanno creduto!! Ci hanno creduto anche quando non sembravano più esserci speranze, a testimonianza di una fede incrollabile, che negli ultimi anni è cresciuta invece di venire meno. Non appena l'arbitro ha fischiato la fine della partita, è scoppiato un boato: finalmente, la serie B!! E ora veniamo........alla partita. Un calcio alle sofferenze e alle sventure assortite: l'Hellas Verona lascia per strada l'ultimo ostacolo, saluta l'inferno della Lega Pro e, nella bolgia, è dire poco, di Salerno, rivede finalmente un raggio di sole. E' la storia del pallone, i cui rimbalzi qualche volta disegnano traiettorie balorde. Ma è storia, declinata in solida passione. E allora anche chi celebrava lo scudetto dopo l'1-1 con l'Atalanta infilerà comunque con orgoglio, nel libro dei ricordi, un'istantanea dello stadio Arechi, dove i gialloblù di Mandorlini hanno completato una piccola grande impresa resistendo al disperato ritorno della Salernitana e conquistandosi il salto di categoria. La base era buona: c'era da difendere il 2-0 maturato al Bentegodi e Il Verona non l'ha sprecata. All'Arechi si è giocata una battaglia, si sapeva. Alla fine, in mezzo al campo, dominava il gonfalone scaligero, l'orgoglioso simbolo di un sogno rivelatosi dolcissima realtà. A dispetto delle prevedibili sofferenze vissute in campo e di un risultato, l'1-0 pro Salernitana, che ha tenuto la gara in vita fino al 94' prima di premiare l'ostinata resistenza scaligera. Alle ore 18 e 5 minuti, quando l'arbitro comanda l'inizio delle operazioni, l'Arechi assomiglia davvero a una bolgia dantesca. Non solo per la pressione della muraglia granata ma anche per l'afa insopportabile, col termometro prossimo ai trenta gradi e una robusta dose di umidità. Il Verona prova a spaventare subito l'avversario, ma pian piano la smarrisce lucidità e cede campo. La Salernitana prende coraggio ma fatica a produrre occasioni. Carrus domina a centrocampo, metre Ragusa e Fabinho, recuperato in extremis, si scambiano continuamente di corsia per le loro scorribande ma insidie vere per Rafael se ne contano assai poche. L'Hellas è molto attento e si affaccia occasionalmente oltre la metà campo. questo potrebbe bastare per indirizzare la gara nel giusto binario se non fosse che, a tempo praticamente scaduto, Martina Rini allunga la gamba in piena area su Ragusa. Lo sgambetto è chiarissimo, il rigore solare. Carrus, glaciale, spiazza Rafael e manda avanti i suoi all'intervallo. Nella ripresa ti aspetti l'arrembaggio ma la squadra di Breda, evidentemente, è in debito di energie e di idee. Il Verona piano piano recupera il bandolo della matassa e mena la danza senza mai riuscire a costruire l'affondo letale. La Salernitana resta nel match, Rafael e Maietta risolvono un paio di situazioni imbarazzanti e il risultato non cambia. Il finale è drammatico: la Salernitana non ha proprio più gambe né fiato ma prova la sortita sorretta dalla disperazione, col cuore ma senza un avanzo di lucidità; il Verona trova praterie per servire la mazzata mortifera, che però rimane sistematicamente nelle intenzioni. Quando l'arbitro indica il recupero, comincia un infinito count down: quattro minuti che sembrano quattro ore. Ma che per i padroni di casa, passano veloci come i secondi. Non c'è più tempo, avverte l'arbitro Di Paolo: per l'Hellas la vita ricomincia in Serie B.
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